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A Vienna si parla di emozioni e politica |
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mercoledì 03 febbraio 2010 |
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Si terrà dal 6 all'8 maggio a Vienna la 15ma conferenza annuale della EAPC (l'associazione europea dei consulenti politici) Quest'anno il tema della conferenza sarà il ruolo delle emozioni nelle campagne elettorali per raggiungere specifici target elettorali. E' prevista la presenza di speaker ed esperti di grande livello quali George Lakoff, Drew Westen, Erhard Busek, Hans-Georg Häusel, Ted Brader. Sono previsti sconti per i soci AICOP Per maggiori informazioni: http://www.eapc2010.eu/home.php |
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Politica pop e personalizzazione |
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domenica 20 dicembre 2009 |
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Una interessante intervista di Marcello Foa al presidente di Aicop, Gianpietro Mazzoleni (tratta da Il Giornale) Che cosa unisce Berlusconi a Obama, passando per Sarkozy, Zapatero e, più indietro nel tempo, Blair, Schroeder, persino Mitterrand? Certo non il programma, né lo stile di governo, ma la «politica pop», ovvero la capacità di adattare il proprio linguaggio a quello dei media. Tema vecchio, osserverà qualcuno. Vero. Anzi, falso. Dipende come lo affronti. Se, per una volta, anziché lacerarsi sul conflitto di interessi del Cav si tenta di capire le dinamiche della comunicazione politica contemporanea, ci si accorgerà che in realtà sappiamo ben poco del modo in cui la tv ha contagiato la politica, cambiandola profondamente, non solo in Italia, ma in tutte le democrazie occidentali. E che alcune convinzioni radicate nell’opinione pubblica vanno riconsiderate. È quel che sostengono due studiosi dell’Università degli Studi di Milano, Gianpietro Mazzoleni, docente di Comunicazione politica e Sociologia della comunicazione, e Anna Sfardini, ricercatrice, in un bel saggio: Politica pop. Da «Porta a Porta» a «L’Isola dei Famosi» (il Mulino, 2009, euro 14). Un libro oggettivo, che non può essere considerato né di destra né di sinistra, né berlusconiano, né antiberlusconiano, eppure coraggioso e originale, come dimostra Gianpietro Mazzoleni in questa intervista al Giornale.
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No Place for (Registered) Lobbyists |
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venerdì 04 dicembre 2009 |
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Vi segnaliamo un interessante editoriale dal NY Times No Place for (Registered) Lobbyists
The Obama administration has roiled Washington’s special-interest galaxy by deciding to unseat hundreds of registered lobbyists from government advisory boards. A precise roster has yet to be done. But lobbyists clearly should have no place on the more than 915 advisory panels (with 60,000 members) laced across 52 federal agencies that seek “outside” expert advice.
The White House decree to gradually remove them is hardly the death knell of lobbying. But it raises hopes that the administration may be serious about its pledge to ratchet back the in-your-pocket influence of Washington’s — count them — 13,000 registered lobbyists.
K Street is predictably crying foul, warning that irreplaceable wisdom and experience will be lost in such complex fields as global trade, national defense, consumer product safety and the environment. “They are crippling themselves terribly,” one lobbyist lamented to The Washington Post.
And before anyone gets too excited, it’s important to remember that the winnowing has no effect on corporate executives who are not registered lobbyists and will still be free to take seats, if they deign. As a matter of course, retired senators and other panjandrums in the influence industry often don’t bother to register; they reign more subtly over staffs of registered lobbyists.
No one is arguing that the advisory boards are worthless or that their unpaid members are all out for themselves. But “let some new voices be heard,” as Norm Eisen, the White House ethics counsel, put it. More to the point, why should a registered advocate be afforded an insider’s seat at the table of supposedly objective advisers?
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Directories
Questa sezione contiene informazioni sulle agenzie italiane che offrono servizi di consulenza politica e di public affairs, sui corsi universitari e sui master e corsi di specializzazione in comunicazione e marketing politico, public affairs e lobbying
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