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Feb 23rd
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Verba non volant

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rudelli_copertinaRiccardo Rudelli

Verba non volant
Quello che i politici dicono in tv ma non hanno mai scritto

L'Ornitorinco edizioni

 

Cinque anni di parole politiche in televisione, cinque anni di uomini politici che si sono confrontanti nell'arena televisiva giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, cercando, costantemente, di sfidare l'imbuto dell'oblio e colpire, anche solo per un attimo, l'attenzione dello spettatore. Il libro di Riccardo Rudelli, "Verba non volant" (Ornitorinco edizioni, pag. 321, 25 €) è un tassello mancante nel panorama della letteratura sulla comunicazione politica, la cui importanza è sfuggita insieme alla riflessione sull'argomento. Nell'epoca post-moderna della comunicazione politica, i politici costruiscono la propria retorica e la mostrano al giudizio del pubblico sostanzialmente in televisione. Nessuno, fino ad ora, però, si era preoccupato di incidere le parole dei politici ai talk-show televisivi nella memoria cartacea.

E l'operazione-intuizione che compie Rudelli è proprio questa: fissare il volo delle parole alla memoria, senza filtri, nè opinioni, nè analisi. Rudelli non è un chirurgo che incide nella carne della comunicazione politica la propria inflessione premendo sul bisturi, quanto, piuttosto, un maieuta che affida al grande inglese Shakespeare gli incipit dei capitoli che accompagnano il testo. Con un vero e proprio coup de theatre l'autore del libro scompare lasciando la scena agli attori protagonisti. I politici italiani sono così chiamati a recitare davanti ad un pubblico che non si esaurisce più al calare del sipario ma puo', consapevolmente, sfogliare le pagine andando avanti e indietro nel tempo per far riemergere dall'oblio parole ed espressioni che hanno avuto gloria nello spazio di un mattino.

La lettura, che strappa sorrisi e flashback fulminei, scorre intervallata dalle aperture Shakespeariane che conducono il lettore lungo gli ultimi cinque anni di politica italiana in tv. L'impressione è che poco o nulla sia cambiato nel modo e nei temi comunicati dalla classe politica. Ritornano le espressioni, le accuse, gli attacchi, le difese, i messaggi, persino le location e gli attori con cui si interagisce. In una sorta di quello che Nietzsche definiva "l'eterno ritorno", si comprende come la comunicazione politica italiana non è riuscita a rigenerarsi, o, per dirla con le parole di Rudelli, a trovare un nuovo "paradosso" dopo quello berlusconiano del 1994.

Siamo, dunque, ancora fermi a quel punto, a quel momento storico. Le questioni legate all'incidenza della comunicazione poltiica sulla scelta elettorale, diventano, così, poco rilevanti perché è l'oggetto stesso della trattazione a svuotarsi in questo circolo che è più vizioso che virtuoso. Il tempo, sia esso kronos o istante (kairos), non trascorre e non riesce dunque a lasciare traccia nella storia. Questo fenomeno, la riemersione carsica degli stessi topoi della comunicazione politica televisiva, è dovuto alla presenza degli stessi uomini sulla scena politica dalla data del paradosso berlusconiano ad oggi. Ci si rende conto, dunque, che i tempi della Prima, Seconda e Terza Repubblica non sono altro che operazioni retoriche per rappresentare un cambiamento che è soltanto messa in scena.

Il teatro è, in fondo, la metafora di questo testo che è un dialogo diretto con il lettore. Ci sono gli attori, protagonisti e comparse, gli strumenti per comprenderne le parole, ci sono il canovaccio e l'interpretazione, le battute, i colpi di scena, le stoccate vincenti. E ancora: la platea, il pubblico, le diverse postazioni in cui sedersi e apprezzare le interpretazioni della verità, parteggiare e definire, dal proprio punto di vista, protagonista e antagonista. E, infine, c'è il sipario: la chiusa finale dell'autore è l'illuminazione che conduce il lettore all'uscita, consapevole che potrà ritornare a godere dello spettacolo.

(Recensione tratta da Pane & Politica)

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