Aicop - Associazione Italiana Consulenti Politici

Saturday
May 19th
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size


Home Notizie Analisi & Commenti Comunico, anzi offendo!

Comunico, anzi offendo!

E-mail Stampa PDF
Chiamatelo malcostume, maleducazione, volgarità, non importa: chiunque usa un linguaggio ricco di epiteti e turpiloquio, offende chi ascolta. Se questo avviene in pubblico, senza quindi la possibilità di circoscrivere l’uditorio, è ancora più grave. Infine, se ad usare un linguaggio scurrile sono coloro che ci dovrebbero rappresentare, come i nostri politici, pagati con i nostri soldi, allora questo è INACCETTABILE!

Ogni popolo comunica usando un proprio linguaggio. La lingua parlata custodisce un patrimonio di conoscenze e cultura che sono il risultato di un percorso condiviso. Lingua e linguaggi sono dunque l’espressione più fedele dell’identità di un popolo. Quando un linguaggio si estingue, è una perdita per l’umanità.

Fortunatamente non siamo in queste condizioni, ma i linguaggi possono mutare. Pensate a quanti nuovi vocaboli ogni anno vanno ad arricchire i nostri dizionari, insieme a tanti altri che vanno in disuso. Nelle società evolute ed integrate come sono le nostre, i linguaggi mostrano la loro vitalità adeguandosi alle esigenze dei tempi e dei popoli. Ma a volte anche i linguaggi possono “ammalarsi”, cioè soffrire di qualche disfunzione per cui tutto quello che fino a poco prima era bandito diventa di uso comune.

E’ quello che stiamo osservando in questi ultimi anni. L’uso di espressioni volgari nella comunicazione moderna sta diventando un fenomeno comune. Le cause che hanno portato alla trasgressione del linguaggio sono diverse, vanno da un minor pudore collettivo ad una maggior disinibizione dei costumi, da una etica pubblica messa in discussione ad senso di impunità e/o di onnipotenza.

Una rete sempre più capillare di vie di comunicazione rende ogni evento, persino ogni frase o esclamazione, una notizia fruibile da tutti in tempo reale. L’assenza di filtri ma anche l’esigenza di catturare l’attenzione, di farsi ricordare e/o citare, fino ad arrivare a forme di delirio come quello di usare questi mezzi per essere simpatici e fare colpo, fa il resto.

Il problema non è solo dei politici e neanche solo italiano. Ma è innegabile che ci sono momenti che segnano il passo e fanno scuola. Nel nostro Paese, pensiamo a quello che ha rappresentato il fenomeno Lega Nord: dal “celodurismo” di Bossi, a definizioni tipo “Roma Ladrona”, agli attacchi ai meridionali, siano essi magistrati, giornalisti, insegnati o semplici lavoratori, magari perché “…. puzzano!”, agli extracomunitari, basta ricordare tutte le norma approvate in tal senso.

Ancora, le offese alla bandiera italiana e tutto quello che essa rappresenta, compreso gli attacchi all’inno di Mameli fino ad arrivare a mettere in discussione l’unità della nazione, Negli anni, alcuni esponenti del carroccio hanno sferrato ripetuti attacchi al buon senso comune, suscitando reazioni d’indignazione, a volte derubricate a goliardate che, col passare del tempo, hanno legittimato un modo di comunicare che solo un paio di decenni orsono sarebbe stato censurato, senza esitazione, a tutti i livelli.

Ormai nessuno si scandalizza quando un europarlamentare come Mario Borghezio, dopo una violenta strage, in Norvegia, a sfondo razziale, condivide le motivazioni dell’assassino terrorista Breivik, in virtù di una fantomatica legittima difesa dagli immigrati invasori. Il carroccio l’ha sospeso per un breve periodo ma intanto il suo leader, Bossi, definisce “nano” il collega Brunetta, “brutti stronzi” i giornalisti, e quando poi non gli va di parlare alza il dito medio e chiude la conversazione.

Ovviamente non c’è solo la Lega Nord, con alcuni suoi rappresentanti, a minacciare l’etica comune. Per restare in ambito politico, non passano inascoltate le affermazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, quando definisce i magistrati “matti” , “delinquenti”, “faziosi” fino a “metastasi della democrazia”, o quelle del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, quando apostrofa i precari “siete l’Italia peggiore”, e via discorrendo.

Anche il mondo della musica a volte trascende: l’ultimo scandalo sono le parolacce usate da Luca Carboni, con l’affermazione “Cazzo che bello l’amore”. Ma è solo l’ultimo caso. Andando indietro negli anni troviamo nel 1994 Giorgio Faletti che a Sanremo lanciava la sua canzone intitolata “Signor tenente” e nel testo spuntava un’esclamazione del tipo “minchia signor tenente”. Qualche anno prima, nel 1987 Zucchero lanciò “Pippo” “che cazzo fai” fino ad arrivare agli anni settanta e gli Squallor, con l’album “Troia”, un tripudio alla volgarità. Ma la volgarità nella musica come a teatro o al cinema è stata da sempre più tollerata dal grande pubblico. Magari i “censori” intervenivano per impedire una loro diffusione per radio o in TV ma, tutto sommato, non assurgeva a “problema sociale”.

Negli anni sessanta Ennio Flaviano diceva: “Fra trent’anni l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione”, non potendo immaginare il colossale conflitto d’interessi del nostro tempo fra mezzi di comunicazione e poliica. A completare il quadro, quindi, oggigiorno c’è anche la televisione, con tutti i personaggi che la fanno, e i programmi che vengono proposti. Un livello così infimo che a volta c’è da chiedersi se abbiamo toccato il fondo o siamo ancora in caduta libera.

Personaggi come Sgarbi, dotati di un’acutezza e un’intelligenza fuori dall’ordinario, hanno compreso che per essere invitati in televisione bisogna far innalzare lo share. E questo s’innalza solo catturando l’attenzione e l’interesse degli spettatori. Ma come? Parlando di storia dell’arte o di architettura? No! Andando a “vomitare” una sequenza di epiteti, in turpiloqui devastanti, addosso al primo malcapitato, ospite o conduttore – non importa! Alla fine la colpa è dei telespettatori che invece di spegnere la televisione o cambiare canale rimangono a seguire cosa succede. Magari non condividendo ma semplicemente per curiosità. Ecco, il danno è fatto! La nostra società è cambiata: siamo passati dall’indignazione alla tolleranza.

In Italia c’è uno psicolinguista o psicologo del linguaggio, Vito Tartamella, che da anni studia il fenomeno e annualmente stila una classifica delle parolacce più usate. Sembra superfluo, purtroppo (!), dire che questa particolare classifica è appannaggio dei politici.

Nel 2010 al vertice di questa “Top Ten” svetta “bunga bunga”, termine che fino a pochi anni fa era totalmente sconosciuto a tutti noi mentre adesso è considerato un cult della volgarità e tradotto come `orgia di gruppo`, rimbalzato sulle cronache mondiali associato al Presidente Berlusconi, alla minorenne – all’epoca dei fatti - Ruby Rubacuori e, purtroppo, all’Italia intera.

Senza voler snocciolare tutte le volgarità che completano questa classifica, ne ricordiamo solo alcune, più significative, italiane. Era il 27 settembre 2010, a Lazzate si stava procedendo alla selezione della cosiddetta “Miss Padania”. Era presente Umberto Bossi, che nel suo intervento, riferito alla sigla SPQR (Senatus Populusque Romanus) ovvero “Il Senato e il Popolo Romano” disse che per i cittadini del Nord questa sigla significava: “Sono Porci Questi Romani”. Certo non era una battuta originale ma fatta da un Ministro in carica, “delle Riforme” non “del linguaggio”, ha scatenato una violenta protesta dei romani, finita, com’è ben noto, a tarallucci e vino.

Altra “forbita” citazione, questa volta nel lessico napoletano, è del ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna. Siamo a fine novembre 2010, un periodo di grande tensione nella politica italiana, a causa della fuoriuscita dalla maggioranza del gruppo facente riferimento al presidente della Camera, Gianfranco Fini e dell’On. Italo Bocchino. La Carfagna viene sorpresa e fotografata dalla collega di partito Alessandra Mussolini, mentre parlava proprio con il capogruppo di Fli, La reazione del ministro fu netta e immediata, apostrofando la Mussolina con un bel «Vajassa» che significa “serva domestica”.

A maggio 2010, nel corso della trasmissione di Rai3, Ballarò, Massimo D’Alena, attaccato dal giornalista Alessandro Sallusti per la questione della casa dell’Ente, abitata un tempo dal Presidente del Copasir, reagiva con “Vada a farsi fottere! Lei è un bugiardo e un mascalzone!

E’ solo la spettacolarizzazione, la personalizzazione e la volgarizzazione della politica oppure tutto questo porta a conseguenze che vanno ben oltre i confini del nostro Paese?

Mai come in questo periodo l’Italia e i suoi rappresentati sono additati al pubblico ludibrio planetario. E’ frequente che alcuni programmi televisivi propongano un’imbarazzante e colorita rassegna stampa internazionale. Ci siamo riscattati dall’essere il paese di “pizza e mandolino” per diventare il paese del “bunga bunga” e cose di questo genere.

Nell’interesse della nostra civiltà ma anche del nostro futuro, sebbene nessuno fa più caso a queste volgarità, che dominano il parlamento, nelle televisioni e sui giornali, è giunta l’ora di dire basta! La maggioranza degli italiani non si riconosce in questo modello di comunicazione e, visto che il linguaggio è un patrimonio di identità collettiva, i cittadini di questo Paese non si identificano con questo modello e cercano di reagire prima che sia troppo tardi.

Certo la cosa non fa piacere a nessuno e non aiuta neanche il fatto che in un’intercettazione, il nostro primo ministro definisca la cancelliere tedesca Angela Merkelculona inchiavabile”. Si tratta di una conversazione privata, e che quindi la sua divulgazione è stata inopportuna ma, dal momento in cui è di pubblico dominio, rende perfettamente l’idea del livello che abbiamo toccato.

Per quanto si possa cercare, è evidente che, come in una foresta: “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”, così a fianco di alcuni personaggi di questo tipo ce ne sono tanti altri, la maggioranza, che invece hanno un comportamento e usano un linguaggio ineccepibile. Il problema è che questa minoranza, per il ruolo che ha, fa notizia e diffonde un messaggio che poi trova una facile presa fra i ceti meno avveduti della società come possono essere i giovani.

Giuseppe Giannini su Community

AddThis Social Bookmark Button