Chi pensava che il passaggio di consegne tra Silvio Berlusconi e Mario Monti alla guida del governo avrebbe segnato anche un deciso cambio di rotta nell'approccio dell'esecutivo alla comunicazione dovrà decisamente ricredersi.
Un percorso verso la visibilità non privo però di caratteristiche univoche e peculiari che il neo-premier ha voluto imprimere alla "sua" comunicazione affinchè fosse ben riconoscibile e si distinguesse dalla comunicazione del recente passato: non spot elettorali ma pura informazione sulle iniziative di volta in volta intraprese; un piglio tipico di chi per una vita è stato abituato ad insegnare, a spiegare; uno stile sobrio condito qua e la da sprazzi di sottile ironia.
Nelle prime uscite ufficiali da presidente del consiglio, in realtà, già si potevano intravedere alcuni segnali: la volontà di tenere una conferenza stampa anche dopo le estenuanti giornate delle consultazioni con i gruppi parlamentari e con le parti sociali per formare la squadra di governo, rispondendo puntualmente a tutte le domande dei giornalisti; un discorso alle camere per ottenere la fiducia impostato secondo le regole del buon docente, senza troppi giochi di parole e dai contenuti ben ponderati; una manovra economica illustrata in Parlamento senza farsi turbare dalle proteste leghiste in aula, stoppando di tanto in tanto il brusio con battute trancianti.
E' stata poi la volta del debutto in tv. Visto il momento critico per il paese, Monti ha rotto gli indugi e si è presentato in diretta televisiva per "spiegare" nel vero senso della parola le misure contenute nel cosiddetto "Decreto SalvaItalia" ed evitare il rischio che queste venissero accolte dalla gente come imposte dall'alto in maniera distaccata dal governo dei professori. Ed è stata un'altra partita vinta, con il premier sorprendentemente a proprio agio, senza comunque smentire il suo imperturbabile atteggiamento, risoluto e compassato.
A quel punto, avendo superato l'esame a pieni voti, mister Monti deve averci preso gusto; a partire dalla consueta conferenza stampa di fine anno (la prima per lui): quasi tre ore (suddivise tra la sua relazione e le risposte ai mille interrogativi sollevati dai giornalisti) che hanno addirittura infranto i precedenti record di durata del ben più mediatico Berlusconi.
Un crescendo che ha visto il suo (momentaneo) culmine poche sere fa quando Monti si è nuovamente presentato in televisione per sottoporsi (quasi) spontaneamente ad un'ora di domande, facendo ulteriore chiarezza su quelle che saranno le prossime mosse del suo governo (e stabilendo anche in quest'occasione un record di ascolti per un intervento di un politico in tv).
Una strategia che sta quindi mutando verso una mediaticità, seppur dal basso profilo, ed un'esposizione sempre maggiore che smentisce in parte i propositi iniziali. Quel che forse va ancora modificato è un approccio eccessivamente colto, difficilmente in grado di far breccia nelle masse; ma, del resto, lo stesso Monti ha sempre dichiarato di voler guidare un governo efficiente più che popolare.
Per ora gli attestati di stima e di sostegno sembrano dargli ragione.
Marcello Gelardini su Newsmagazine.it








